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Lohengrin Di Ponio

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DISCOGRAFIA

UN CANTAUTORE CON NOME E COGNOME

La profonda umanità dei contenuti, la chiara posizione ideologica, la perfetta coerenza fra la grammatica musicale e quella letteraria, la poetica toccante, un grande amore per la ricchezza lessicale della lingua italiana, una meticolosità quasi maniacale nel perfezionare e rifinire le sue opere: questi sono gli elementi grazie ai quali ascoltando le canzoni di Lohengrin Di Ponio si intuisce immediatamente uno stretto legame con quello che è stato forse l’esempio più alto del cantautorato italiano, ovvero Fabrizio De André.

E forse nessun altro come lui è riuscito fino ad oggi a seguire le orme di tale maestro: ne ha colto perfettamente lo spirito e la poetica, ma ha sviluppato uno stile unico e personale, che si può descrivere solo ascoltandolo. Questo rende Lohengrin Di Ponio il degno legittimario di un’eredità così importante, un eccellente cantautore con nome e cognome e con molte cose da dire, che esprime la sua grandezza senza bisogno di affannarsi a diventare la triste fotocopia di qualcun altro “facendosi crescere anche il ciuffo sulla fronte pur di assomigliare all’originale”. Anche perché – come egli stesso afferma – un ciuffo di capelli sulla sua fronte rimane ormai solo un sogno.

(D. S.)

Su la testa, coglione.

2024

Non è un disco politico: è un disco umano, nato dall’urgenza di raccontare la deriva culturale e sociale verso la quale la civiltà odierna sta malamente naufragando, con lo scopo di salvarsi dal disastro grazie alla consapevolezza.

È un’analisi lineare e non edulcorata, raccontata per emozioni, in cui il problema è la paura, i suoi effetti sono la rassegnazione e il senso di impotenza, e la soluzione è il coraggio. Alzare la testa significa smettere di far finta di non vedere e non sentire, significa ricominciare ad essere padroni delle proprie azioni e non schiavi delle idee altrui, prima che le responsabilità della vittima diventino pari a quelle del carnefice.

Il titolo dell’album è un libero omaggio ad un’opera del regista Sergio Leone. Scritto, arrangiato e prodotto da Lohengrin Di Ponio.

1. NON GIOCO, NON VINCO, NON PERDO (storia di paura)

Testo

Fra gli orizzonti sicuri di questa stanza
ho chiuso il mistero della mia sofferenza.
Voi la chiamate pazzia, la toccate coi guanti
per non impazzire e tirare avanti
mentre io continuo a tenervi distanti.

Se a voi non sembra normale, per me è solitudine,
è il mio mare calmo dell’abitudine,
quella tristezza che un giorno sbattevo sul muro
col tempo diventa il mio porto sicuro
di un mare che grida ed è sempre più scuro.

Non è l’inverno che fuggo, non è l’aprile,
non è la pioggia che bagna il cortile:
sono gli sguardi degli altri sul mio sospetto,
è il male che brucia diritto nel petto
che fa meno male se me lo aspetto.

Perché non c’è poesia, non c’è niente di bello
nel vivere ogni giorno col fiato sul collo.
Non gioco, non vinco e non perdo, questa è la cura,
è il gusto di vivere sotto misura
e scordarmi di avere paura.

Non mi interessa l’amore, e nenche sognare,
un cuore che non si gonfia non può collassare.
Non mi interessa giustizia, ragione e torto,
e neanche un dio stupido che nemmeno si è accorto
che per non morire mi fingo già morto,

mi fingo senza rimpianto, senza emozione,
e non ricordo nemmeno se è solo finzione.
Solo una cosa è sicuro che sia reale:
per te che mi hai contagiato con questo male,
per te c’è un inferno speciale.

2. LA DANZA DELLE STREGHE (storia di Saman)

Testo

La luna che accompagna disperati e ladri,
lascia una promessa nel ventre delle madri:
il giorno tutto nuovo di un figlio da allevare
o un altro sogno infranto che si scioglierà nel mare.

E con un sogno in mano, sull’onda del mattino
sono andata via scappando dal destino,
via dalla mia casa, da quella terra affranta
in cui la donna è il male e la guerra è santa.

Voglio illuminare di rosso il mio sorriso
e nessuno che mi mandi a sassate in paradiso,
massacrata in nome dell’Unico Signore,
fratello di quell’Altro e zio del Redentore.

Voglio respirare, cantare ad alta voce,
ballare nuda e scalza intorno all’albero di noce.
Ma quando nasci strega, sei strega in ogni posto:
Maometto mi ha umiliato, mi ha preso in giro Cristo,

ma il peggiore inganno fu il gioco della legge,
castello di parole che lusinga e non protegge:
Giustizia per Saman, il motto che rimbomba
sbattuto su una foto, la stessa della tomba.

Lascio le mie impronte su un inverno di parole,
il tempo di voltarsi, e si arrenderanno al sole,
mi bagneranno il viso e si scioglieranno in terra
mentre tutti quanti scorderanno questa guerra:

la banalità del male rende il pubblico esigente,
e la mia faccia, in fondo, è solo gente fra la gente,
una delle tante a cui sembra normale
pensare di esser madre, o anche troia se mi pare.

Unguento, unguento
mandame al noce de Benevento
supra acqua et supra viento
supra ad omne male tiempo.

3. L’ULTIMO GIORNO DI PRIMAVERA (storia di fame)

Testo

Il muro, il quadro,
e dentro il quadro tutto il mondo:
la casa, la chiesa e la montagna,
il prato, e in fondo al prato Chiara
che guarda l’orizzonte, lo rincorre
e poi lo salta e non si vede più.

Il cielo, la strada,
e sulla strada una bambina
che intreccia fili d’erba fra le mani,
e nonne che parlano e raccontano 
storie ai nipoti 
che nasceranno domani.

Si stendono sui muri le ombre
della sera che regala ad ogni cosa il suo colore,
e anche se nessuno ci aveva fatto caso
Chiara ancora giura
che facevano l’amore.

No, non era amore
quello venduto per la strada
perché tuo figlio ha fame, e non per scelta,
e il giudice, che amore non conosce,
la fame ti ha lasciato
e ti ha tolto il figlio alla svelta.

L’amore ti è sparito fra le braccia,
e sei viva solamente per quella sensazione
che lui sarà lontano e non saprà come ti chiami
ma l’ultima parola che dirà sarà il tuo nome.

Solo un respiro
e in quel respiro tutto il mondo:
la casa, la chiesa e la montagna,
il prato, e in fondo al prato Chiara
nascosta sotto l’ombra di una pianta.
E mentre sogna, alza gli occhi e pensa
che non sia poi così brutto naufragare,
appoggia l’orecchio sopra il cuore di un disperso,
chiude gli occhi e sente
il rumore del mare.

4. TUTTI CONTENTI (storia per bambini)

Testo

L’uomo nero li tiene un anno intero,
l’uomo rosso sembra li mangi per davvero,
dell’uomo in bianco non si ha informazione
perché lo ha raccontato in confessione.

Gli uomini delle fabbriche li avvelenano
almeno i farmacisti si arricchiscono
e nessun cuoco si deve più preoccupare
del veleno con cui li sfama per risparmiare.

L’ingegnere ha avuto assoluzione
per averli feriti con un mattone:
non è certo lui il responsabile
se giocano su un terreno edificabile.

Gli uomini di partito ci fanno le foto,
per ogni scatto prenderanno un voto,
e per proteggerli dal vizio,
un calcio in culo fino al prossimo servizio.

Tutt’a posto, tutt’a posto, sono tutti contenti.

Gli psichiatri gli contano le dita
per far le dosi e impasticcarli a vita
diventando illustri professori
con le quote degli informatori.

I maestri li chiudono nelle stanze
e i genitori si fanno le vacanze
leggendo libri sull’educazione
per garantire all’editore la pensione.

Gli assistenti sociali ci scrivono i temi,
i più belli vincono dei premi,
li sorteggiano in aula di tribunale
e alla fine vincono tutti come a natale.

Tutt’a posto, tutt’a posto, sono tutti contenti.

I musicisti, sempre i più coglioni,
mal che vada ci fanno le canzoni.
Ma in fondo, se ci scappano i quattrini,
chi cazzo se ne frega dei bambini…

E adesso che sono contenti tutti quanti,
i nostri bambini sono diventati grandi.

5. LA TEMPESTA (storia di Orso)

Testo

Mamma, domani andrò via,
questo posto è pieno di stupidi e di polizia.
Non posso più sopportare
questa gente che ha perso la voce e non sa più cantare,
qui è rimasto soltanto rumore
sotto un cielo senza colore
che vanifica ogni orizzonte e poi ingoia anche il mare.

Seduto in questa corriera,
circondato da sogni sbiaditi che aspettano sera,
vorrei rubare il volante,
rapire la gente e portarla a giocare su un prato gigante,
per salvarsi dal tragico errore
di aver perso la vita e le ore
ad avere paura del lupo e non del pastore.

Ma tu non avere paura
quando prenderò il treno e l’uva sarà già matura.
Se sentirai la tempesta
io sarò quella goccia che ti accarezza la testa,
sarò vento in un soffio di fiato,
e quando vedrai che il vento è cambiato
tornerà un altro maggio per noi e per chi lo ha scordato.

Mamma, domani andrò via,
ora e sempre, che viva giustizia, che viva Anarchia.
Vado a cambiar questa storia
per essere acqua che scorre e che lascia traccia e memoria.
Ci rivedremo ancora,
non so quando, non so dove,
ci rivedremo ancora in qualche giorno di sole.

6. MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

Testo

A noi hanno detto
che eravamo noi i cattivi
perché non avevamo obbedito.

E noi
abbiamo tenuto la nave e trovato la rotta,
fra gli stenti e in mezzo al fuoco,
e abbiamo scritto le mappe
perché i nostri figli non perdessero la direzione.

Ma i loro figli
sono tornati
e senza armi né munizioni
e hanno cancellato tutte le mappe.

I loro figli
hanno capito
che scorre più sangue nelle vene di un eroe sooto terra
che in quelle di uno stupudo che respira.

Non mi frega niente se il mio corpo
è caduto, straziato o sepolto:
io sono vivo.

Voi, invece,
naufraghi di questa terra,
siete vivi
o morti?

7. BALLATA 104 (storia di una beffa)

Testo

Io sono il Potere, io sono il tuo tumore:
ti uccido lentamente e senza far rumore.
Ti ammalo a pagamento per venderti la cura
con cui vivrai cent’anni infelice per procura,
ma non puoi dire che sia colpa mia
se tu hai scelto male la terapia.

Tu mi chiedi gabbie dove stare fermo e zitto,
dove puoi nasconderti, e mi paghi anche l’affitto:
ti sei fatto schiavo senza avere un carceriere,
la tua casa è il mondo e invece arredi le galere,
e adesso dentro a una prigione d’oro
hai mille amici in tasca e sei da solo.

Hai ceduto l’anima ai preti e agli altari
per farti sistemare dai loro amici immaginari,
hai ceduto il fegato a magistrati e tribunali
per diventare un pollo governato da maiali,
ma – forse non ti piace la notizia –
sei tu che l’hai scambiata per giustizia.

Ti sei venduto gli occhi per comprarti degli occhiali
e per sfamare i figli ti son rimaste le cambiali,
hai rinunciato ai sogni per un lavoro più sicuro
firmando con la fame la promessa di un futuro,
ma firmare senza leggere è da fessi:
hai perso tutto e ci hai pagato gli interessi.

E li hai scelti tu i tuoi condottieri scaltri
che gridavano “Avanti popolo” per mandare avanti gli altri,
tutti vecchi attori che all’inganno hanno taciuto
per poi pararsi il culo dicendo: il cinema era muto.
Hai scelto il tuo Barabba e hai condannato Cristo,
avevi il mondo in mano e non l’hai nemmeno visto.
E ora puoi accusarmi, se ti piace,
ma solo per circonvenzione di incapace.

8. I NOSTRI PRESIDENTI SCALTRI (storia a lieto fine)

Testo

Il mio Presidente ha detto che vieni a rubarci la terra,
da oggi sei tu il cattivo e noi ti facciam la guerra.
(Cattivo non si fa, cattivo non si fa!)

È falso, perché il mio mi ha detto: la terra ce l’ha data dio.
Voi per primi siete ladri e la guerra ve la faccio io.
(Il ladro non si fa!)

E mentre noi facciam la guerra lasciando una mamma in pianto,
i Presidenti a braccetto ci rubano tutto quanto.

Il mio Presidente vi spara perché uccidete donne e bambine:
lui le donne le rispetta, gli ha dipinto anche le panchine!
(Le donne non si fa, le donne non si fa!)

Il nostro ha detto che è indecente, che il vostro Presidente è scemo,
che siete solo dei razzisti e domani vi bombarderemo.
(Lo scemo non si fa!)

E mentre noi facciam la guerra lasciando una mamma in pianto,
i Presidenti a braccetto ci rubano tutto quanto.

Il mio Presidente ha detto che dobbiamo aver paura
perché ci avete fatto ammalare e lui ci darà la cura.
(Malato non si fa, malato non si fa!)

Il nostro Presidente invece è il migliore, non si sfugge:
ci dice di star tranquilli che domani vi distrugge.

E mentre noi facciam la guerra lasciando una mamma in pianto,
i Presidenti a braccetto ci rubano tutto quanto.

Fermi tutti: c’è qualcosa che suona veramente strano.
Questa storia della guerra forse ci ha preso la mano:
con il gioco del sospetto ci han messo gli uni contro gli altri
e intanto ci hanno fatto schiavi, i nostri Presidenti scaltri.

E mentre noi facciam la guerra lasciando una mamma in pianto,
i Presidenti a braccetto ci rubano tutto quanto.
Ma se poi facciamo pace, noi siam miliardi e loro in venti:
fucili e bombe li mettiamo…

E allora noi facciamo pace, noi siam miliardi e loro in venti:
fucili e bombe li mettiamo
in culo ai Presidenti,
ai ministri, agli assessori,
ai banchieri, ai generali,
a papi, preti e cardinali,
ai rabbini e ai mullah.

9. QUARANT’ANNI (storia di un condannato)

Testo

Semmai fosse vero che io muoia a quarant’anni
senza acciacchi e senza malanni,
fate un bel discorso ma non dite alle persone
che ero tanto bravo e tanto buono.
Io sono solo un disertore,
ma non mi ammazzeranno col fucile:
il rumore sveglierebbe tutti
e chi dorme non scappa dal cortile.

Mi presero una sera inventandosi un’accusa
mentre già soffiava un altro inverno,
diavoli del terzo cerchio così generosi
da lasciarmi il resto dell’inferno.
Chiuso in gabbia qualche primavera,
poi libero di essere ignorato
nel supplizio eterno dell’oblio,
innocuo perché dimenticato.

Perché loro accettano il libero pensiero
solo di chi non sa pensare,
di chi non si azzarda a protestare se il dissenso
è ancora da autorizzare,
di chi la coscienza l’ha svenduta
con la colpa, senza cattiveria,
solo di esser figlio di puttana,
perché puttana è la miseria.

Io che invece canto, ho un pensiero e una chitarra,
sono qui, marchiato come sbaglio.
Dite pure che canto male come un cane,
ma senza museruola né guinzaglio:
io non sono adatto a questa storia,
e mi ripeto in testa ogni sera
che se non fossi stato in prigione
adesso sarei in galera.

Semmai fosse vero che io muoia a quarant’anni
senza gloria e senza più danari,
sicuro andrò all’inferno insieme ai poveracci,
insieme a vittime e sicari.
Per te che invece sei il mandante,
per te che ti ingozzi di Potere,
giacca, divisa o toga, è uguale:
per te c’è un inferno speciale,

per te c’è un inferno speciale.

VIDEO

BALLATA 104
I NOSTRI PRESIDENTI SCALTRI
LA DANZA DELLE STREGHE (live)
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